2011  PARIGI E DINTORNI

Incantevoli castelli e cattedrali

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Chartres - La cattedrale di Notre Dame

 

Per la quarta volta torno a Parigi e, come nelle precedenti tre, atterro all’aeroporto di Beauvais dove prendo un pullman che mi porta a Port Maillot. Da qui, via velocemente con la metro fino a Montmartre dove mi registro all’ostello prenotato dall’Italia. E’ ancora presto, ho tutto il tempo di riprendere la metro 4 ad Anvers e quindi la 2 fino alla gare Montparnasse dove alle 11.30 parto in treno per la cittadina di Chartres. Il tempo non è favorevole, il sole è nascosto dalle nuvole e dalla nebbia, ma almeno non piove. Alle 12.45 scendo alla stazione di Chartres. Percorsa la avenue Jehan de Beauce e giunto in Place Chatelet, ecco dinnanzi a me la celeberrima cattedrale di Notre Dame di Chartres, dichiarata dall’Unesco patrimonio dell’umanità e cattedrale medievale meglio conservata di Francia.  Nel corso dei suoi ottocento anni di vita, ricercatori e artisti si sono prodigati in ogni elogio possibile nei confronti di questa cattedrale di origine antiche che rappresenta la splendida maturità del gotico francese. Nel 1194, quando per l’ennesima volta il fuoco devastò la cattedrale romanica preesistente, venne costruita la nuova su pianta gotica che, proprio in quel momento, raggiungeva la completa maturazione. Nel 1220 fu terminata e all’esterno si rafforzò la struttura  con doppi archi rampanti che trasmettevano le spinte laterali delle volte. Questo permise la realizzazione di finestre di maggiori dimensioni. Raggiunta la piazza di fronte alla cattedrale mi accorgo che le due torri sono differenti. Nel XVI secolo, infatti, la chiesa perse il pinnacolo di una delle due torri, sostituita tra il 1507 e il 1513 da una guglia in pietra. Purtroppo il portail royal, quello principale, è oppresso da una impalcatura per dei lavori di restauro che mi precludono la vista del lato più bello, dove intravedo soltanto le belle statue allungate tipiche del romanico come lo è il clocher vieux (la torre sud). E’ importante sapere come le cattedrali francesi dedicate a ”Nostra Signora” cioè alla Vergine, non sono state costruite a caso, ma secondo un progetto unitario, tendente a ricreare in Terra un immagine speculare di ciò che sta in cielo. L’intero progetto, infatti, ripropone il disegno della costellazione della Vergine. Una dopo l’altra sorsero le cattedrali di Evreux, di Rouen, di Reims, di Amiens, di Bayeux e di Parigi, fino ad arrivare al trionfo della cattedrale di Chartres. Comincio la visita dalla facciata meridionale, più scura in quanto non è stata ancora effettuata la ripulitura come in quella reale. Si notano molto bene gli imponenti archi rampanti e i tre portali di cui il meglio conservato è quello centrale. Porte in legno intarsiato e statue di santi che coprono sia la volta del portale che i suoi fianchi. Alcune statue non sono proprio in perfetto stato di conservazione ma, nel complesso, sono pregevoli, come il Cristo del centro rappresentato maestoso. Mi spingo verso la zona absidale e quindi alla facciata nord, rimessa a nuovo, ma secondo me meno affascinante di quella sud. I tre bei portali sono dedicati alla Vergine Maria, assieme a personaggi dell’Antico Testamento. E’ giunto il momento di entrare, lo faccio dal portail royal. Vengo subito colpito dall’imponenza della cattedrale, dall’altezza della navate. Quella centrale è di grande semplicità e bellezza e in tre livelli: arcate, triforio e vetrate. Quest’ultime sono davvero notevoli, hanno una superficie di 2000 metri quadrati e sono contemporanee alle due epoche in cui fu costruita la cattedrale. Purtroppo quelle del portail royal sono nascoste per dei lavori, è un vero peccato dato che sono tra le più famose. Sotto le panche del pavimento, nella navata centrale, c’è disegnato un labirinto che un tempo veniva percorso in ginocchio dai pellegrini. Le due navate laterale sono prive di cappelle, ma sono le grandi vetrate policrome del XIII secolo che lasciano a bocca aperta. Sono ben 176, di cui ¾ originali. Nel XVIII secolo i canonici un po’ ovunque disprezzavano  questi capolavori e ne facevano istallare con vetri chiari  per la comodità di una buona illuminazione. A Chartres otto ne furono sacrificate in tal modo ed altre otto distrutte dai rivoluzionari. Durante le due guerre mondiali si prese la precauzione di smontarle e riporle in luogo sicuro. Questa accortezza ha permesso di conservare la quasi totalità delle opere originali. Che sono straordinarie, e danno persino commozione quando, giunti nel transetto, si alzano gli occhi e ci si trova dinnanzi a dei capolavori così eccelsi. Sono le vetrate dell’apoteosi di Cristo e della Vergine. Cinque alte vetrate parallele che sono sormontate da quelle del rosone. Resterò più di mezzora a contemplarle, forse servirebbero ore per onorarle appieno. Percorro quindi la zona absidale sud dove è presente la famosa cappella del sacro velo della Vergine. Originalmente faceva parte del tesoro imperiale di Costantinopoli, ma venne donato a Carlo Magno dall’imperatrice Irene quando il capo del Sacro Romano impero la chiese in sposa nell’802 D.C. A prima vista non appare che un frammento di tessuto giallastro avvolto da un sostegno, ma l’oggetto per i fedeli ha un valore incalcolabile, dato che si pensa sia appartenuto alla Vergine Maria. Ammiro la struttura esterna del coro realizzato con pietre traforate e statue.  Alzando gli occhi, ecco la vetrata dello zodiaco, nel deambulatorio. E’ ora di salire il clocher neuf. Sarà una faticata di 378 gradini ostili, ma ne varrà la pena. Dall’alto si gode un bellissimo panorama di tutta Chartres.  Sceso la torre, faccio un giro del centro, partendo dal Mercato centrale. Percorro la bella rue de la Poissonerie fino a rue des Ecuyers, dove apprezzo edifici del XVI secolo, come la Escalier de la Reine Berte, una scalinata coperta appartenente a un edificio in legno e muratura di epoca antica e una casa a forma di prua. In place Saint Aignan entro nella chiesa gotica omonima che presenta un curioso tetto in legno con la volta a botte e un interno colorato con motivi floreali color blu sfumato. Le vetrate superiori al triforio sono bianche mentre quelle delle navate laterali policrome. Raggiungo quindi la eglise de Saint Pierre, del XII secolo, all’interno della quale solo le vetrate del coro e dell’abside sono pregevoli. Pittoresco è il percorso sulla rue de Tannerie e il suo prolungamento rue de la Foulerie, lungo la sponda orientale del fiume Eure. Bene! E’ giunto il momento di ritornare in stazione. Prendo il treno delle 17.45 che giunge a Gara Montparnasse alle 19.10. Via in metro all’ostello da dove esco quasi subito per salire alla vicina Sacre Coeur illuminata in modo affascinante. Per raggiungerla bisogna salire una lunga scalinata, ma quando ce la si trova di fronte è sempre un emozione grande. Resto per un po’ a contemplarne la sua originale struttura e poi entro. Questa è già la terza volta che ci vengo perciò so già dove posare gli occhi: il grande mosaico che domina la volta del coro, la statua d’argento della Madonna col bambino. E’ ora di pensare alla cena che consumo in modo approssimativo in un bar vicino alla celeberrima place du Tertre. Sono stanchissimo, data la sveglia notturna, e così decido di andare a dormire. In fondo, tutta la zona la conosco molto bene e domattina mi dovrò svegliare ancora presto, alle 6.00, dato che voglio arrivare alla gare de Lyon prima possibile e prendere il primo treno per Fontainebleau. Impiegherò 40 minuti a coprire il tragitto fino a questa graziosa cittadina. Un bus, fuori dalla stazione, mi porta in centro dove faccio una buona colazione con la classica croissant e cappuccino. Dato che è ancora presto passeggio per la strada principale dove noto la eglise de Saint Louis. Navate centrale e laterali spoglie, ma delle discrete vetrate policrome, specie nel transetto e nell’abside. E’ ora di entrare nel jardin de Diane, un giardino all’italiana voluto da Caterina de Medici, il quale ospita dei bei pavoni. La statua di Diana, al centro, risale al 1603. Sbuco al cour du Cheval blanc. Nel 1814, Napoleone, in procinto di partire per l’esilio all’isola d’Elba, disse addio alle guardie dalla magnifica scalinata a doppio ferro di cavallo che porta all’entrata principale. E’ ancora presto, perciò passeggio un po’ nei pressi dello stagno della carpe che da sul cour de la fontaine. Importanti eventi storici hanno avuto come teatro questo castello, situato accanto a uno dei più bei boschi d’Europa. Gli edifici si articolano attorno ad una serie di cortili allineati da occidente ad oriente. Fu lo scenario perfetto per la brillante corte rinascimentale di Francesco I, divenuto re nel 1515 che, amante delle lettere e delle arti, desiderava superare nella sua corte il lusso e la bellezza di cui sapevano circondarsi i principi italiani. Fu il luogo favorito dei monarchi dal 16° al 19° secolo. Composto da 1900 stanze è uno dei castelli francesi più belli per quanto riguarda arredi e ornamenti. Ogni centimetro quadrato di superficie di muri e soffitti è sontuosamente decorato con pannelli in legno, stucchi dorati, affreschi, arazzi e quadri. I legni che rivestono i pavimenti sono fra i più pregiati e i caminetti sono decorati con intagli d’eccezioni. E’ ora di entrare. Dotato di audioguida inizio la visita dal museo Napoleone dove, in sette sale, si possono ammirare armi, uniformi militari, regalie fatte al grande imperatore, accessori che gli servivano durante le sue campagne di guerra e le tende dove dormiva. L’inizio della visita dei Grands Appartements comincia con la galleria dei fasti, creata da Napoleone III, quindi la galleria dei piatti con una collezione di 128 piatti di ceramica di Sevres incassati in pannelli di legno e un portagioie stupendo. Dopo la stanza degli Ussari con dei bei arazzi e la sala degli ufficiali con due arazzi di Gobelin, si giunge alla camera da letto di Papa Pio VII, damascata. La stanza da letto d’Anna d’Austria è ricca di tappeti, arazzi e mobili intarsiati, di uno straordinario soffitto decorato a rilievo con dipinti e stucchi. Molto bello è anche il salone dei ricevimenti con un lampadario a goccia, arazzi di Gobelin che rappresentano la vita di Alessandro Magno. Stupendo orologio d’appoggio e candelabri sul caminetto. Ed ecco finalmente la fantastica galleria Francesco I, un gioiello di architettura rinascimentale, decorata nel 1533 dal Rosso, un’artista fiorentino seguace di Michelangelo. La galleria collegava i suoi appartamenti alla chiesa. Ci sono pannelli in legno intarsiato, affreschi e stucchi. Splendido è anche il salone delle guardie di Francesco I, che presenta un soffitto con rilievi orientali e un vaso bellissimo decorato con pietre preziose. Ed ora la sala da ballo, lunga 30 metri, adibita anche a sala dei banchetti, famosa per i suoi affreschi a sfondo mitologico e il soffitto a cassettoni d’ispirazione italiana. E poi il salone di Francesco I con uno stupendo caminetto, affreschi del Primaticcio. Tappeti sul pavimento ed arazzi grandiosi, mobili di ebano. Quindi il salone degli arazzi e la biblioteca di Napoleone con 16.000 volumi. Quindi la sala dei giochi con sul soffitto affreschi di Minerva. Sul caminetto un vaso enorme che pare smerigliato e molte decorazioni interessanti in trompe d’oeil. Eccomi arrivare alla stanza dell’imperatrice dove una balaustra separa il letto straordinariamente bello. Il salone del trono di Napoleone dove si giurava davanti all’imperatore. Magistrale è il soffitto stuccato ed in rilievo. Per finire, la cappella della Trinità, luogo in cui nel 1725 Luigi XV sposò Marie Leczinska e nel 1810 fu battezzato il futuro Napoleone. Dalla galleria i re ascoltavano la Messa. Il soffitto a botte presenta affreschi circondati da stucchi. Altare con colonne marmoree e al centro un dipinto rappresentante la deposizione di Cristo. La visita al castello è stata straordinaria, e sono stato circondato in ogni stanza da oggetti e realizzazioni di tale bellezza da restare incantati. Ma ora devo tornare a Parigi. Alle 13.30 prendo il treno che mi riporta alla gare de Lyon, quindi la metro 13 fin quasi al terminal. E’ mia intenzione recarmi alla famosa basilica di Saint Denis che per 1200 anni è stato il luogo di sepoltura dei re di Francia. E’ situata in un sobborgo tranquillo, poco più a nord della capitale. Difficilmente si inserisce questa località durante il proprio soggiorno, ma posso garantire che forse neppure Notre Dame eguaglia la bellezza di questa chiesa, almeno all’interno. Saint Denis fu una delle abbazie benedettine più potenti del medioevo e il primo importante edificio a essere costruito in stile gotico. Funse da modello per molte altre cattedrali francesi del XII secolo. Durante la rivoluzione, la basilica fu devastata, il restauro della struttura avvenne sotto Napoleone. La facciata presenta una sola torre, la seconda è crollata, tuttavia è un bellissimo esempio di gotico con i tre portali stupendamente decorati con statue, bassorilievi e sculture sulla volta delle trifore. Entro e resto basito dalla larga navata centrale dove, sopra il triforio, ci sono delle vetrate straordinarie policrome, istoriate. Classiche volte a crociera.  Il transetto, anche questa volta è la sezione che più impressiona con i due rosoni laterali addirittura più belli di quelli della cattedrale di Chartres. Da restare incantati, anche se uno di questi non ha vetrate, che dovrebbero essere in restauro. Si notano i pannelli che le conterranno. La zona absidale è quella più commovente. Quando si alzano gli occhi verso le sue vetrate che proseguono poi con altre fino al transetto, ci si sente felici di avere il privilegio di contemplarle, quasi in adorazione. Non c’è eloquenza appropriata per descrivere ciò che l’animo prova dinnanzi a questo spettacolo da delirio. Sono momenti nei quali vorresti urlare di gioia per dar sfogo a tutta la contentezza che non può essere violentata dalla sobrietà. Vorrei avere un cannocchiale, ammirare ogni pannello di questa eccelsa opere dell’arte umana, ma la visita non è terminata ancora, anzi. Pago il biglietto appena fuori dalla chiesa per accedere alla zona absidale dove sono conservate le tombe, i mausolei dei re di Francia. E’ una delle collezioni di scultura funeraria più importante d’Europa.  La prima che ammiro è la tomba di Francesco I, costruita undici anni dopo la morte del re avvenuta nel 1547. Sulla destra le figure giacenti della dinastia capetingia del 1236. Nella superiore cappella di San Luigi osservo con meraviglia le statue in preghiera di Luigi XVI e di Maria Antonietta. Di fronte all’altare c’e la straordinaria tomba di re Dagoberto che si trova nel luogo dove il sovrano fu sepolto nel 629. Nella zona absidale ci sono due figure giacenti che sono tra le rare tombe in metallo ancora oggi conservate, e che raffigurano i due figli di san Luigi morti in tenera età. Nel transetto nord ci sono altre due tombe stupende: quella di Enrico II e Caterina de Medici, onorati da una struttura monumentale realizzata nel 1560 e, più in basso, la tomba di Luigi XII e Anna di Bretagna, rappresentati nudi e scheletrici all’interno della tomba di marmo di Carrara e vivi e in preghiera sulla parte posteriore. E’ stata una esperienza unica. Con il cuore pieno di appagamento riprendo la metro 13 fino a Champs Elisées da dove vorrei salire con la 1 fino alla Defence, ma sembra che ci siano dei problemi sulla linea da Port Maillot in poi e non ho voglia di proseguire a piedi, così decido di recarmi ad ammirare la Tour Eiffel nello splendore della luce artificiale. L’emozione di trovarsi di fronte a questa costruzione incredibile è tale che le ginocchia possono piegarsi, specie di sera, quando migliaia di luci le conferiscono un aura magica. Sto gustando un panino acquistato in un chiosco, quando la torre si illumina improvvisamente di luci a intermittenza. Lo spettacolo durerà un quarto d’ora, ma che suggestione! Alcuni scatti alla torre per immortalarla in fotografia e quindi, attraverso il ponte d’Iéna, che collega la tour al Trocadero, per avere un colpo d’occhio migliore. Che giornata! Ma voglio ancora tentare una sortita alla Defence con la speranza che il tratto Port Maillot-Defence sia percorribile. Sarò fortunato e, uscendo dalla metro a Grand Arche, non posso credere di essere ancora a Parigi. Sono circondato da grattacieli altissimi e, proprio dietro di me, c’è  una grande struttura a forma di cubo cavo realizzata in marmo bianco di Carrara. Inaugurata nel 1989, misura 110 metri per lato. Sui gradini noto un raggruppamento di ragazzi e delle telecamere. Sono gli indignados francesi che inneggiano contro le banche e il sistema politico moderno. Lo sviluppo della Defence, uno dei progetti di ingegneria civile più ambiziosi del mondo, ebbe inizio alla fine degli anni ’50 La prima struttura ad essere costruita fu il CNIT, un imponente edificio di forma triangolare intorno al quale poi vennero costruiti grattacieli imponenti che culminano nel  Coeur Defence, un grattacielo costituito da due torri gemelle di 190 metri, il più alto della zona dove si trovano il 79% delle società più importanti di Francia e un totale di 3600 compagnie di tutte le parti del mondo, che impiegano oltre 130.000 persone. Tutto intorno i grattacieli della Technip, della Areva, di Ernst & Young, della SFR e EDF. Discendo la spianata del Parvis immerso nelle luci di negozi e centri commerciali fino alla statua della Defence, che commemora la difesa di Parigi durante al guerra franco prussiana del 1870. Nei pressi, una vasca che in alcuni periodi dell’anno produce fantasiosi giochi d’acqua. Lungo l’Esplanade ci sono anche delle sculture di Mirò, Calder ed altri artisti, finché non giungo alla fine del percorso nei pressi della metro che riprendo e che mi riporta all’ostello. E’ stata una giornata intensissima, sono molto stanco, ma così pieno di esperienze da esultare di gioia. Il giorno seguente parto ugualmente molto presto. Destinazione, il favoloso palazzo di Versailles. Esco alle 6.40 e con la RER raggiungo Versailles dove faccio colazione e visito in seguito la locale cattedrale di Saint Louis. A tre navate, le due laterali presentano delle belle vetrate policrome che raggiungono il loro apice di bellezza nella zona absidale, mentre nel transetto sono bianche. E’ ora di raggiungere il castello dove giungo un quarto d’ora prima dell’apertura della biglietteria. Sarò il secondo, ho fatto bene a venirci così presto. L’immensa reggia di Versailles fu costruita verso la metà del XVII secolo durante il regno del re Sole, Luigi XIV, per proiettare sia in Francia che all’estero l’immagine del potere assoluto della monarchia francese. Circa 30.000 tra muratori e soldati lavorarono senza sosta per realizzare questo castello la cui costruzione svuotò le casse del regno. Come riuscì quel piccolo orfano di cinque anni, erede di un trono minacciato, a diventare nel 1643 il Re Sole? Il merito va ai suoi tutori: Anna d’Austria e il cardinale Mazzarino. Dalla madre imparò a considerare il proprio ruolo come quello di un monarca assoluto, dal cardinale apprese i segreti del gioco politico e dell’amministrazione dello Stato. Inizio la visita con una indispensabile audioguida che mi indica ogni particolarità delle stanze che visito. Si comincia con la straordinaria cappella reale con i suoi pavimenti di marmo, affreschi sulla cupola e altare barocco Dal vestibolo, alle 10 il Re entrava con i suoi familiari e nelle tribune laterali andavano quelli di rango inferiore. La successiva stanza di Ercole mi lascia quasi basito per l’opulenza dei suoi marmi provenienti dal Belgio e dai Pirenei, i più belli del reame. Ha un’altezza di quattro piani e sul bel caminetto c’è un dipinto del Veronese. Nel salone di Venere ci sono affreschi sul soffitto e bellissimi cornicioni in legno colorato, porte in legno dorato. Il salone di Diana presenta grandi affreschi e un busto sul caminetto di Luigi XIV a 27 anni realizzato dal Bernini e dei bellissimi busti di imperatori romani che mi sembrano in onice. Che dire poi del salone di Marte, dio della guerra. Mi colpiscono gli affreschi monocromatici presenti nei medaglioni Alle pareti enormi quadri del pittore preferito del re, Charles le Brun, stupendo il ritratto di Maria Leczinska di Van Loo e i pellegrini di Emmaus del Veronese. E poi il salone della guerra con un bel medaglione in altorilievo di Luigi XIV. Eccomi ora nella celeberrima galleria degli specchi, una sala da ballo lunga 75 metri con 17 specchi enormi di fronte a finestre affacciate ai giardini Nel centro c’è un tavolo racchiuso da una teca dove fu firmato il trattato di Versailles alla fine della prima guerra mondiale. La volta è a botte con affreschi bellissimi. E poi ancora la camera del re con i bellissimi tendaggi intorno all’enorme letto. La sala della pace con sopra il camino un quadro di Lemoyne raffigurante Luigi XV  che offre la pace a Europa. La sala dei nobili della regina, damascata e con un caminetto in marmo turchino. Straordinaria è l’anticamera della regina ricca d’affreschi e legni dorati, agli angoli medaglioni monocromatici. Ed ancora la sala della coronazione, stanza che Luigi Filippo dedicò a Napoleone. Intorno, tre enormi quadri di pittori famosi francesi. Quindi la stanza 1792 dedicata alla fin della monarchia e all’instaurazione della repubblica. Terminata la visita dei grandi appartamenti, visito ora quelli del Delfino, il principe ereditario, naturalmente in tono minore rispetto ai precedenti, ma pur sempre belli. Alla fine esco nei giardini, iniziando la visita dal parterre sud, per poi spingermi all’aranceto e al laghetto svizzero. Ormai siamo in inverno, le piante, i giardini sono spogli di fiori. Ben altra suggestione dovrà dare questo luogo in primavera, tuttavia esploro con attenzione ogni aspetto importante, come le fontane  del parterre d’eau, con splendide statue bronzee di fronte al cour de marbre. Lungo la scalinata scendo verso la fontana di Latona, che domina diverse statue in marmo. Quindi percorro il tappeto verde fino al bacino di Apollo con al centro il carro d’Apollo che emerge dall’acqua trainato da cavalli rampanti. E’ una fontana stupenda, proprio di fronte al Grand Canal, lungo 1,56 km, largo 62 metri ed orientato in modo da trasmettere il sole al tramonto. E’ attraversato dal Petit Canal, lungo 1 km creando così un corpo d’acqua a forma di croce sul quale si può fare gite in barca. Tagliando in diagonale i giardini raggiungo il lontano Grand Trianon con le sue colonne rosa. Fu costruito nel 1867 per Luigi XIV e gli altri membri della famiglia reale come luogo in cui sottrarsi al rigido protocollo di corte. Anche qui si percorre all’interno l’itinerario che consente di ammirarne le stanze. Fra le più significative la stanza dell’imperatrice con bei quadri di Le Bruin, vasi di Sevres, la sala della cappella dove sono esposte bellissimi quadri e la camera della regina del Belgio con tappeti grandi, comò intarsiati, candelabri e imponenti vasi. Infine il salone di famiglia di Luigi Filippo, con sedie e divani tappezzati in giallo con disegni floreali, stupendi vasi e quadri. Bella anche la sala della malachite dove c’è un vaso e una coppa realizzati con questo materiale. Mi dirigo in ultimo al Petit Trianon, eretto negli anni  ’60 del 1700, dove ammiro le ultime stanze della mia visita a Versailles E’ stata una giornata completamente dedicata a questo palazzo. Sono riuscito a coglierne tutte le sfumature dedicandoci il tempo necessario perciò è con animo soddisfatto che torno alla stazione dove riprendo la Rer fino a Parigi e la metro sino a Port Maillot, dove m’aspetta il pullman per Beauvais. Sono riuscito a realizzare tutto ciò che avevo programmato, per questo mi sento contento ed appagato quando sull’aereo che mi riporta in Italia sfoglierò l’album della memoria alla ricerca di qualcuna delle stupende opere d’arte che ho ammirato durante questo breve viaggio in terra di Francia.

 

 

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