1987 POLONIA

Esperienze polacche

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Scorcio di Praga

 

Per questa estate l’idea era di visitare in auto parte dell’Unione Sovietica fino a Mosca. Lasciata la frontiera di Brest avremmo dovuto, come da programma ben comunicato all’ambasciata russa arrivare a Smolenk, Minsk e raggiungere poi la capitale. Purtroppo un incidente in Italia, causato da un nonnetto che per il caldo aveva perso la trebisonda, ci ha impedito questa ludica appendice al già programmato viaggio in Polonia. Non c’è ormai più tempo per dare alle autorità russe le coordinate della nuova vettura che siamo stati costretti ad acquistare perciò mi attende un Agosto tutto polacco. Si parte il 17 Luglio con la nostra nuova Renault raggiungendo abbastanza comodamente Vienna di prima mattina. Siamo molto stanchi  dopo una notte intera di guida alternata  ma ora il paesaggio sarà interessante in Cecoslovacchia  e così una parte di torpore viene sostituito dalla curiosità di entrare in un paese così diverso dal nostro. Passiamo la frontiera di Mikulov entrando nella regione della Moravia prevalentemente agricola come la Slovacchia. Si procede lungo strade difficoltose, a saliscendi continui, fino a Brno che visitiamo sommariamente. Proseguiamo verso Olomouc , Frydek Mistek ed eccoci alla frontiera con la Polonia a Cieszyn-Tesin. Il tempo è soleggiato, c’è una palla di fuoco sopra di noi e davanti un serpentone di auto. Dopo tre interminabili ore, inzuppato di sudore e discretamente arrabbiato  osservo questi doganieri che con calma serafica scoperchiamo auto dopo auto senza pietà alcuna.  Noi italiani per avere il privilegio di visitare questo paese siamo obbligati a cambiare ventimila lire al giorno nella loro moneta, a 250 sloty/dollaro mentre al mercato nero se ne possono ottenere fino a 950. Sopravviviamo alla tortura e proseguiamo fino a Katowice e poi Chestochowa raggiungendo Pruszkow, località in cui abitano i genitori di Gosia, alle porte della capitale polacca alle due del mattino. Stiamo svegliando tutti a quest’ora, anche Pinka, il piccolo pincher che data l’età non dovrebbe avere diversioni così violente alla quotidianità. Siamo distrutti e dopo i normali convenevoli ci concediamo il meritato riposo. Mi si perdonerà se talvolta non approfondirò giornate o dettagli di pressoché nulla importanza. Molti comprenderanno quanto questo tipo di vacanza, quasi totalmente a carattere familiare, possano incidere così pesantemente sull’equilibrio di una persona. Nulla ho comunque da appuntare ai suoceri che tanto gentili, disponibili si sono sempre dimostrati. Il primo pranzo ufficiale trascorre senza intaccare più di tanto le mie difese ben determinate a farsi valere e al suo termine mi rifugio nell’appartamento a fianco, dove la suocera ha pensato bene di trovarci alloggio prendendolo in affitto per tutto il tempo della nostra permanenza da una vicina. Di sera altro pasto familiare che consegna al sonno  un corpo già allo sbando. Il giorno seguente Gosia e sua madre pensano bene di recarsi dalla manicure per farsi più belle ed il mio compito sarà quello di attenderle in auto. Domani è infatti in programma il nostro matrimonio in chiesa che per una serie di straordinarie coincidenze si è reso possibile celebrarlo solo ora e per questo sono tutte indaffarate a farsi belle. La giornata si incanala  poi verso l’adempimento di alcuni obblighi burocratici che eseguo con senso massimo del dovere e con l’unica nota piacevole di una visita pomeridiana a sua nonna(babunia) di grande simpatia e tenerezza. Quasi nulla intendo della loro lingua perciò il mio interloquire con lei è solo un insieme variegato di gesti ed espressioni gutturali atte a manifestare sorpresa, condivisione, ammirazione. I genitori di Gosia parlano italiano dato che per alcuni anni hanno vissuto con Gosia a Milano per lavoro. La cena con involtini e grano saraceno dimostrerà ancora una volta la discreta abilità di mia suocera in cucina. Il mio vestito non è propriamente adatto a questo clima ma come posso immaginare che ci sia questo caldo pazzesco in un paese la cui temperatura media sfiora quella per cui in Italia noi indossiamo giubbotti? . Ecco il perché mi ritrovo a grondare sudore come un orso polare nel deserto del Gobi!. Superata la cerimonia in chiesa devo ora fronteggiare il pasto a casa dei suoceri e non sono certo di riuscire a gestire al meglio l’incredibile numero di portate che attendono di essere consumate. Il banchetto marcia lungo tutte le sue fasi fra battute divertenti che io non sarò mai in grado di decriptare, qualche bocconcino fattomi ingollare a tradimento e qualche bicchierino di vodka senza la quale i pasti non potrebbero mai essere considerati tali. Il corpo che trascino alla fine verso il nostro appartamentino adiacente  sarà disgustoso ed arrotondato fuori ogni misura. La notte sarà un conforto che riuscirà a consegnare alla giornata di domani perlomeno un involucro di dimensione umane. La giornata mi riserva finalmente un diversivo con una puntata a Varsavia. La capitale della Polonia  è una città funzionale  e dopo lo scempio operato dai nazisti, che durante la guerra la  distrussero al 90 % è stata ricostruita con criteri moderni. Le strade sono spaziose ed il traffico automobilistico è pressoché assente almeno come lo concepiamo noi italiani. Stary Misto (città vecchia) è stata ricostruita più fedelmente possibile all’originale  e li girovaghiamo fra le sue piacevoli viuzze . Molto bello il Castello, nella piazza principale, antica residenza dei re polacchi da quando Varsavia ha soppiantato come capitale del paese Cracovia.   L’escursione finisce ed ora siamo sulla strada di ritorno. Cena in famiglia e poi un intrigante sceneggiato polacco su Richelieu. L’atmosfera di questo prodotto della creatività locale è cosi pesante che  a paragone il castello del conte Dracula in Transilvania pare una sala da ballo. All’indomani è previsto un ritorno nella capitale per ottenere il visto cecoslovacco per il ritorno, ma dopo mezzora di inutile attesa per l’apertura del negozio dove avrei dovuto fare una fototessera necessaria, si scopre che non aprirà. Mi viene da ridere ma so che devo essere stoico e deglutisco anche questa mortificazione. Non è facile trovare qualcuno che faccia le foto in questo paese e dopo aver parcheggiato l’auto in altro posto saliamo al secondo piano di un  palazzo che dovrebbe ospitare un fotografo ma troviamo un cartello che ci avverte delle ferie del medesimo. Ormai sono come il paraurti  delle autoscontro alle giostre e non riesco nemmeno più a concentrarmi. Subisco e basta!. La Via Crucis per la risoluzione di questo problema pur di carattere minimale termina a casa dei suoceri con un intrigante zuppa di mirtilli. Pomeriggio trascorso localmente ma alle 19.00 si esce ancora per la capitale. La Polonia, che prima della seconda guerra mondiale  era orientata ad una politica capitalista, dopo essere stata liberata dalla presenza tedesca  da parte dei russi è stata costretta suo malgrado a cambiare corso. Il sottile imperialismo sovietico la cinse piano piano fino a strangolarla in un socialismo asfissiante. Hanno fatto la stessa fine i cechi, i bulgari, i rumeni e gli ungheresi anche se per motivi differenti. Uno dei capisaldi della pubblicità comunista è l’uguaglianza nei salari che non devono essere molto dissimili premiando con remunerazioni superiori le classi operaie faticatrici(uno dei salari più alti è quello dei minatori). Nessuno viene licenziato e tutti hanno un lavoro ma le cose non vanno ed i funzionari non lavorano e perdono tempo. I beni di consumo sono pochi e sempre gli stessi. In Polonia con uno stipendio si riescono acquistare cinque maglioni e ieri ho visto una coda di 20 metri fuori da un negozio che esponeva la scritta” papier “(carta igienica). Per la cena sceglieremo  uno dei ristoranti del Grand Hotel dove gusteremo un’anitra alle mele, bagnata da un Tokay Usze ungherese per terminare poi la serata al night sito all’ultimo piano del medesimo albergo. La mattina seguente è spesa dal dentista, dove Gosia dovrà sottoporsi a delle otturazioni e quindi pranziamo nuovamente a Varsavia al ristorante del Forum, un bell’albergo costruito dagli svedesi una quindicina di anni fa. Con l’hotel Victoria, anch’esso di lusso, è il più bello della capitale ed il suo ristorante è eccelso. Il pasto comprenderà salmone affumicato, pierogi (ravioli rosolati nel burro con ripieno di champignon tritati e crauti).Ottimo il vino rosso yugoslavo,il Burgundac dell’ 83 che bagna poi degnamente il piatto forte a base di cinghiale. Il conto sarà di circa 6.000 lire in totale per due persone. Una manna da non poterne fare a meno!. Si ritorna a casa per poi ritornare a Varsavia per la cena che abbiamo programmato essere al ristorante Trojka all’interno del palazzo della Scienza della Cultura. Qui saranno piatti non troppo ricercati ma il caviale nero del Kazakistan è sublime e c’è anche il caviale rosso dal fiume Amur mentre un orchestra  allieta con note però troppo alte il nostro pasto. Siamo arrivati ormai al nono giorno di permanenza in terra polacca e oggi, a pranzo, abbiamo deciso di scendere ancora a Varsavia per visitare il ristorante Sophia dove gustiamo salmone e anguilla affumicati e poi un piatto tipico bulgaro di nome Shura (una sorta di grigliata di carne mista. Il vino non sarà male: un Egri Bikaver dell’85. Ritorniamo  a Pruszkow per poi uscire questa volta tutti insieme alla volta dell’Adria, un locale parecchi anni fa gestito da mia suocera, indubitabilmente donna in gamba e di talento.  Archiviata la giornata se ne ripresenta una altra a carattere familiare con una visita di mattina alla nonna per poi recarsi a pranzo dalla zia di Gosia nonché sorella di mia suocera. Suo zio è un fior di intellettuale molto considerato da tutta la stampa polacca e negli anni futuri i suoi libri sapranno varcare anche i confini nazionali ed essere venduti persino in Francia, in Italia e Gran Bretagna. Trascorriamo la giornata in allegria anche se come al solito devo ridere quasi sempre senza capire il motivo per cui lo sto facendo. Al termine, i muscoli facciali quasi mi si paralizzano, ma l’alternativa sarebbe imparare il polacco e francamente non me la sento di perdere 60 anni nello studio di questa lingua. Al solo pensiero mi si attorciglia la lingua!. Domani partiremo per la nostra prima gita pianificata a Cracovia. Si imbocca la E7 ad interesse internazionale e mi aspetto almeno una strada a due corsie ma saranno invece 250 chilometri di martirio ad una sola carreggiata quasi sempre dietro a camion o tir. Dopo aver sorpassato 2.000 veicoli arriviamo a destinazione. Ci rechiamo all’ufficio turistico dove Gosia riesce a trovare alloggio in un albergo ricavato nientemeno cha in un castello. E’ un esperienza incredibile alla modica spesa di 10.000 lire. Posteggiata l’auto in prossimità del centro cerchiamo dapprincipio un locale per pranzare ed entriamo in uno dei migliori ristoranti della città: al Wierzynek sulla piazza principale.  Non meriterà la visita  ma saremo ricompensati dalla bellissima Piazza del Mercato(una delle più grandi d’Europa e 200 metri x 200). Fu costruita nel 1257 ed ha sempre costituito il perno della città. Cracovia fino al XVII secolo era il fulcro del paese ed il massimo splendore lo ebbe intorno al 1500 quando il re Sigismondo  ebbe l’idea di unire i suoi cromosomi con la  principessa Bona Sforza. Successivamente la città fu invasa dagli svedesi che saccheggiarono anche il castello Wawel, la residenza dei re e la capitale fu spostata a Varsavia. In mezzo alla piazza si erge la famosa chiesa della Vergine Maria decorata stupendamente all’interno. La navata centrale è alta 28 metri e possiede un grandioso crocefisso in pietra. La vera chicca è costituita dall’altare  con la sua “Pala” alta 13 metri e larga 11. Tutta l’opera è scolpita in legno ed è sorprendente. Ci rechiamo ora al Wawel, residenza dei re polacchi situato in cima ad una collina in posizione dominante sulla Vistola e circondato da torri fortificate. Ceneremo poi al Cracovia all’interno dell’omonimo grande albergo con un classico della cucina del nord come l’aringa affumicata e poi un ottimo chateaubriand accompagnato ad un Sophia cabernet sauvignon dell’83. La giornata è trascorsa bene e domattina l’auto è puntata su Oswiencim, nome anonimo che però in tedesco fa rabbrividire: Auschwitz!. Cade una leggera pioggia che meglio trasmette il significato che questo luogo ha avuto per milioni di persone. Qui i tedeschi, durante la guerra, hanno compiuto ferocità inaudite e come riescano ancora a calcare queste zona oggi è inspiegabile. Non sono solo presenti in numero massiccio ma taluni di loro li noto ostentare atteggiamenti altezzosi, quasi provocanti. Al loro posto io manterrei il più possibile un comportamento umile per non ferire in alcun modo possibile  i sentimenti di coloro che qui possono aver perso una persona cara, parenti o genitori. Ci vorrebbe un po’ di sensibilità ma non ne percepisco in modo assoluto. Eccoci di fronte al cancello di entrata dove la scritta ”Arbeit macht frei”(il lavoro rende liberi) suona come un altolà a tutti coloro che abbozzano un minimo sorriso. Originariamente i tedeschi,  dopo l’inizio della guerra nel 39, avevano creato i cosiddetti campi di concentramento dove la gente era costretta a lavorare ed a subire le prime atrocità.  Successivamente, in parte perché i tedeschi dovettero abbandonare l’idea di racchiudere tutti gli ebrei nell’isola di Madagascar ed in parte perché si doveva possedere luoghi dove convogliare i prigionieri di guerra, vennero costruiti i campi di sterminio dove la gente sarebbe stata mandata a morire. Il più infernale di tutti fu questo di Auschwitz dove si dice che perirono  quattro milioni di persone delle 10 milioni in totale che  sono state eliminate in tutti i campi di sterminio. Qui furono fatti affluire prigionieri russi, ebrei e uomini di molte altre nazionalità. Una volta arrivati venivano spogliati, vestiti con un anonima divisa e condotti immediatamente ai lavori. Quelli che venivano considerati inadatti venivano subito eliminati anche se tutti prima o poi facevano la stessa fine. I giudei ma non solo loro, qui venivano sterminati in massa e dopo che Hitler diede ordine di risolvere definitivamente il problema ebreo qui ad Auschwitz arrivarono convogli pieni di uomini da tutte le parti dell’Europa occupata. Stipati come bestie in vagoni chiusi dovevano sopportare viaggi talvolta lunghissimi senza che mai i vagoni fossero aperti. Solo dopo l’arrivo coloro che erano sopravvissuti al supplizio vedevano iniziare la tortura definitiva nel campo. La gente non sapeva cosa li aspettava e per lo più li si convinceva con armi subdole dell’imminente inizio di un nuovo stile di vita. Ci furono poi fucilazioni ma gli arrivi superavano sempre le vittime che venivano gettate in fosse comuni o bruciate su cataste di legna. Dopo un po’ di tempo le industrie tedesche, che si arricchirono smisuratamente col lavoro dei prigionieri,  misero a punto un veleno micidiale: il ciclone B. Ci fu una notevole svolta dopo l’introduzione di questa novità ed ora i nazisti poterono annientare in un sol colpo fino a 2000 vite umane. Con la scusa della doccia  la gente veniva introdotta ma sarebbe meglio dire spinta  in queste camere a gas. Il veleno non perdonava e dopo 10-20 minuti venivano aperte le porte. Ai cadaveri venivano tolti i denti d’oro ed in ogni caso tutto ciò che poteva essere riciclabile dalle industrie del Reich. I loro corpi non erano stati ancora martoriati abbastanza ed allora quell’enorme catasta inanimata veniva mandata ai crematori. Così si faceva scempio anche di 4000 - 5000 cadaveri al giorno. Al processo di Norimberga del 46 Hoss, il comandante in capo del campo, disse che talvolta provava disgusto in quello che faceva  ma la filosofia del nazista era di obbedire, a tutti i costi. Abbiamo assistito ad un filmino girato subito dopo la liberazione del campo operata dai russi e si mostrava l’operato dello staff medico adibito al controllo dello stato di salute dei sopravvissuti ed alcuni di loro avevano tatuato addosso  il marchio del dolore ricevuto dagli esperimenti di medicina che qui erano all’ordine del giorno. Dietro tutto ciò un nome che è sinonimo di terrore: Joseph Mengele!. La visita di questo sito lascia segni incancellabili. Ora è il momento di riprendere il programma ma siamo costretti a rinunciare alla nostra originale intenzione di recarci nella località montana di Zakopane sui monti Tatra a causa della pioggia. Torniamo perciò a Pruszkow stanchi morti dopo 250 km di supplizio. Il giorno seguente ci rechiamo al consolato ceco ma è chiuso così soffochiamo la delusione acquistando mezzo chilo di salmone affumicato per la cifra irrisoria di 6.000 lire e per pranzo ci rechiamo all’Europeinski, in un ambiente di lusso, a gustare  anguilla affumicata ed anatra arrosto con un Sophia dell’84. Cena familiare e niente più fino a domattina quando risolviamo per fortuna il problema al consolato ceco. Puntiamo ora a Stary Miasto passeggiando un po’. Si dice da queste parte, che quando il governo polacco in esilio a Londra diede l’ordine ai polacchi di insorgere contro gli invasore, i russi fossero proprio dall’altra parte della Vistola. I polacchi speravano in un aiuto da parte dei sovietici ma questi nisba!  e così il cittadino di Varsavia fu distrutto e calpestato. La città fu totalmente rasa al suolo e solo dopo i russi intervennero mettendo in fuga i tedeschi. Ciò potrebbe dare ragione all’opinione pubblica polacca che sostiene l’ipotesi che i sovietici si siano astenuti dall’intervenire per non essere considerati solo degli alleati nello sconfiggere i nazisti ma liberatori per entrare poi nella capitale da vincitori e pretendere perciò di avere più voce in capitolo. Comunque ci rechiamo al Crocodily, bel ristorante che si trova nel centro. Il pranzo sarà degno, con caviale rosso, merluzzo ed un buon bianco del Balaton. Di sera la cena la consumeremo al Cristal,  ristorante tipico ungherese dove apprezzerò una “sopa gulaszova” ed una medaglione di maiale. Il vino è un ottimo rosso bulgaro dalla scritta in cirillico non decriptabile. Le giornate si ripetono uguali le une con le altre ed eccoci dopodomani in occasione di una fantastica uscita serale con il parentado al ristorante  Kongresowa, all’interno del palazzo della Scienza e della Cultura. La mattina seguente ritorniamo a Varsavia per pranzare al miglior ristorante della città, al Canaletto dell’hotel Victoria e sarà obbiettivamente un piacere sublime, in ambiente lussuoso e con magnifici arazzi alle pareti. E’ uno dei pochi luoghi dove si può gustare una bistecca tartara senza pericolo di infezioni intestinali.  Ordiniamo una zurek(zuppa con prosciutto, salsiccia e panna acida) e uno strepitoso salmone Cataletto, assolutamente divino. Il ricordo di questo pranzo lo conservo anche durante il riposo pomeridiano e la cena serale con i suoceri. Dopo un po’ di televisione assistendo ad uno spettacolo di canti popolari polacchi vado alla ricerca di una lama affilata ma per fortuna non la trovo!. Domattina ancora puntata a Varsavia e poi di nuovo a consumare il pasto all’Europeinski che dovrei denunciare per essere responsabile dello stato ormai inguardabile della mia sezione addominale. Ordino comunque  delle aringhe, omelet al salmone con crema di funghi ed un buon pollo arrosto. Il vino sarà un delicatissimo Riesling dell’83 yugoslavo. Giorni fa, lo zio poeta di Gosia era riuscito ad ottenere il permesso per visitare il palazzo del re a Stary Miasto. Non è cosa comune ma per lui, esponente della cultura è stato possibile così possiamo goder del privilegio di questa visita. All’entrata ci dotano di zatteroni per non sporcare i preziosi pavimenti  e la visita segue un percorso obbligato durante la quale ammiriamo notevoli esempi di pregevoli lavori come la stanza di marmo con numerosi quadri raffiguranti gli antichi re polacchi  ed altre stanze che però non conferiscono il sapore dell’autenticità a chi li ammira. Anche questo palazzo infatti è stato danneggiato pesantemente durante la guerra ed ora regala solo atmosfera fredde, asettiche, grossolanamente restaurate. Il giorno successivo ci regala un ottimo pranzo al Forum dove riesco almeno a soddisfare il mio palato con salmone affumicato, cinghiale alla cacciatore ed un ottimo rosso yugoslavo Burgundac dell’83. Si ritorna a casa e per la sera ci recheremo al night dell’Europeinski. Siamo ormai al ventesimo giorno in terra polacca  ed ancora a pranzare all’Europeinski con un ottimo tacchino arrosto e Riesling yugoslavo dell’85. Prima di fare ritorno a casa sostiamo al negozio di Pewex. Oggi è infatti l’onomastico del papà di Gosia e qui si possono trovare articoli stranieri da acquistare rigorosamente in dollari. Tutto intorno è povertà e ristrettezze. Quando nacque Solidarnos nel 1980, ci furono sommosse ed agitazioni contro questo regime,  colpevole secondo loro di brutalizzare le condizioni di vita del popolo e Lech Walesa, indiscusso leader di questo movimento sindacale fu perseguitato col suo sindacato. Dopo l’introduzione dello stato di guerra la situazione pian piano si normalizzò  e il sindacato  ottenne delle conquiste come la soppressione del Sabato lavorativo ma i veri obbiettivi che si erano preposti rimasero lontani miraggi. Alla fine della seconda guerra mondiale un trattato firmato dalle potenze vittoriose sottoscrisse che in nessun modo i sovietici (anche loro firmatari) avrebbero dovuto interferire  pesantemente nella identità sociale e politica dei paesi che avevano liberato dalla tirannia nazista. Naturalmente nessuno poté, ma sarebbe meglio dire volle fare voce grossa quando questo trattato fu calpestato. Gia prima i rapporti USA – URSS non erano di amicizia, ma dopo questo fatto i rapporti si inasprirono ulteriormente. Gli Usa avrebbero potuto far pesare la loro potenza ma in fondo questi erano teatri cosi distanti da loro ed un sopruso sovietico in Europa poteva venir ignorato. Più tardi gli USA crearono la Nato  proprio in considerazione del fatto che l’URSS sfuggiva a qualsiasi regola o convenzione. Ora la Polonia non è altro che una colonia sovietica. La sua terra è ricca di materiali come la stessa Germania ma la Russia ne succhia tutta la linfa vitale. Sul paese pende un debito estero da 40 miliardi di dollari e quasi tutti i giacimenti di carbone della Slesia sono  sfruttati.  Per fortuna domattina si parte per il nord del paese ed eccoci perciò a guidare ancora per la capitale attraversandola quasi interamente per imboccare la strada per Danzica. Questa città in realtà è divisa in tre frazioni di cui una, Gdansk è la più importante. La seconda frazione è Gdynia e poi c’è la stazione balneare di Sopot. Tutte e tre si snodano su circa 30 km di litorale. Cerchiamo dapprincipio una sistemazione e la scelta cade su di un appartamentino in affitto temporaneo. Non è semplice la risoluzione in Polonia di problemi d’alloggio e molto gettonata è questa opzione specie da queste parti. Il tempo trascorre piacevolmente con una giornata stranamente di sole. Nel pomeriggio ci si reca alla piccola cattedrale di Oliva, notissima in tutto il paese per il suo organo che abbiamo la fortuna  di sentire all’opera.  La sera si fa una passeggiata per le strade più caratteristiche della città attraverso l’arteria centrale con palazzi antichi e ricostruiti dopo la distruzione operata dalla guerra. Raggiungiamo Stary Miasto dove al centro è la grandiosa chiesa di Santa Caterina nelle vicinanze della quale è una bella fontana con luci però spente. Il discorso ristoranti lo dovremo cestinare per la assoluta mancanza di proposte degne. Anticamente facente parte del territorio germanico ed ora la baia di Danzica è un campionari completo di diversi inquinanti. L’indomani raggiungeremo la celeberrima località di Leba, almeno per i polacchi ma quando vi arriviamo mi accorgo che si tratta di una località mediocre e per accedere alla spiaggia bisogna superare una pineta oltre la quale si dovrebbe pagare un biglietto. A questo punto digerisco il rospo ma quando ci troviamo di fronte la spiaggia mi viene quasi da ridere e poi c’è vento, il mare è inquinato e freddo. Forse dovrebbero pagarmi per rimanerci così si decide dopo un minuto soltanto di ritornare  a Sopot dove facciamo una puntata al Grand Hotel locale gustando un salmone cotto al vapore  con contorno di crauti. Un traghetto ci porterà poi  dal molo di Gdansk, con Gdynia uno dei porti più famosi del Baltico, alla penisola di Hel. Niente di rilevante da raccontare per poi cenare di nuovo al Grand Hotel e fare ritorno a Varsavia dove vi arriviamo alle tre di notte. I prossimi tre giorni prima della partenza per l’Italia saranno una fotocopia dei precedenti, con puntate a qualche ristorante della capitale e momenti in famiglia.Il penultimo giorno facciamo visita prima a Babunia e poi agli zii di Gosia ed infine, il giorno 12 Agosto salutiamo tutti con affetto prendendo la strada di Breslavia(Wrozluaw). Dopo una breve sosta per una cena al sacco raggiungiamo la frontiera di Kudura. Durante la notte percorriamo strade cecoslovacche fino a Praga dove perveniamo di primo mattino ma pur riconoscendo sia una città molto bella e con notevoli potenzialità turistiche decidiamo di non fermarci e proseguire per la frontiera austriaca. Ci saranno certamente altre occasioni per visitarla in modo più consono all’interesse che trasmette. Alla frontiera, un ora e trenta di attesa e quindi finalmente in occidente. Entrati in Austria sembra che persino la luce del sole splenda in modo differente ma forse è solo colpa dei pregiudizi!. Dopo Linz e Salisburgo si decide di trascorrere la notte in loco data la stanchezza ed optiamo per un confortevole albergo di un piccolo paesino di nome Stuttgeld. Ben riposati e dopo un abbondante colazione riprendiamo la nostra strada fino a Villach attraverso un susseguirsi di vallate amene e verdeggiante. Dopo aver sostato in un ristorante turistico della cittadina di Tarvisio proseguiamo poi per Venezia raggiungendo la metropoli lombarda. Gosia è contenta per aver potuto trascorrere una vacanza nella sua terra d’origine ed io lo sono altrettanto  nel vederla così soddisfatta .

 

Proprietà letteraria riservata. Copyright © 2004 Daniele Mazzardi
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